Abruzzo Wine Experience: gli assaggi delle nuove annate di Trebbiano, Cerasuolo, Montepulciano e non solo

di Graziana Troisi

6.000 produttori di uva, oltre 250 cantine e 35 cooperative per un totale di 3,4 milioni di ettolitri di vino: questo è l’Abruzzo.

La produzione di vini Doc supera il milione di ettolitri. Di questi l’80% è rappresentato dal Montepulciano d’Abruzzo, con il vitigno Montepulciano coltivato su circa 17.000 ettari in tutta la regione. Segue il Trebbiano, con oltre 10.000 ettari, insieme ad altri vitigni autoctoni come Pecorino, Passerina, Cococciola e Montonico in forte crescita.

Il Consorzio di Tutela dei Vini d’Abruzzo, nato nel 2003, riunisce attualmente circa 200 aziende. Il suo obiettivo è tutelare e valorizzare le denominazione di origine controllata del territorio regionale. Durante l’evento Abruzzo Wine Experience abbiamo avuto il privilegio di degustare le nuove annate nella splendida location di Villa Estea, viziati dal catering della Grotta dei Raselli.

225 vini in lista, non siamo riusciti a provarli proprio tutti ma… ci siamo fatti valere con circa 150 assaggi! Molte conferme, alcune interessanti scoperte e un Cerasuolo d’Abruzzo sempre più racconto liquido della terra abruzzese.


I bianchi autoctoni

Il vino bianco abruzzese è, soprattutto, Trebbiano d’Abruzzo che, da disciplinare, può essere prodotto con Trebbiano Toscano, Trebbiano d’Abruzzo e/o Bombino bianco. I vini sono molto diversi, sia per come il particolare clone di Trebbiano si è acclimatato in un determinato areale di produzione, sia per le differenti tecniche di vinificazione e, in particolare, di maturazione. La scelta del legno, per la fermentazione e/o l’affinamento sarà probabilmente interessante nel medio-lungo periodo, dopo un affinamento in bottiglia, al momento gli assaggi delle nuove annate hanno messo in risalto una “invadenza” del legno sia a livello olfattivo che, ancora di più, a livello gustativo con vini che, in qualche caso, sono risultati squilibrati e con un sorso pesante. In altri casi il potenziale è chiaro e, sebbene, il vino non sia pronto da bere, l’attesa può valere la pena. In questa “categoria” è il Trebbiano Perla Bianca 2017 di Chiusa Grande a distinguersi per complessità olfattiva e intensità gustativa, con un sorso ampio e potente sorretto da una buona acidità; già piacevole adesso e con un interessante potenziale evolutivo in bottiglia. In questo caso un 15% di Malvasia (uva tradizionalmente aggiunta al Trebbiano soprattutto nelle vinificazioni “contadine”) ha certamente aggiunto spessore olfattivo e gustativo. Altro bianco a vincere la partita con il legno è Abruzzo Bianco 2018 della Cantina Inalto, uvaggio di Trebbiano e Pecorino, con un naso intrigante di frutta gialla matura, spezie bianche ed erbe aromatiche e un sorso dall’allungo minerale.

Convincenti il Trebbiano Le Vigne di Faraone, caratterizzato da spiccata acidità e sapidità, dal futuro promettente; il Mario’s 46 di Terraviva, olfattivamente da attendere nel calice, fine, elegante e ampio nel sorso con buona persistenza; il Trebbiano Malandrino di Cataldi Madonna, agile, verticale, sapido, di grande personalità. Delicato e piacevole il Trebbiano Strappelli (2019). Molto interessante il Cocciopesto 2019 Nicodemi, fermentato a grappolo intero e maturato in giare di cocciopesto (realizzate con un impasto a crudo di laterizi, frammenti lapidei, sabbia, legante e acqua, essiccato all’aria per almeno 30 giorni) dal profilo minerale e dinamico. Fermentato e vinificato in anfora il Trebbiano di Cirelli 2018 è invitante, fresco e sapido con un finale preciso.

Il mondo dei bianchi abruzzesi non si esaurisce con il vitigno Trebbiano, altri vitigni autoctoni stanno trovando una loro personalità definita. Tra i vari assaggi ci hanno colpito il Pecorino Fosso Cancelli 2019 di Ciavolich (n.d.a. in lista era indicato il Trebbiano, ma è stato servito il Pecorino) incisivo, viscerale, sapido e persistente; il Pecorino 2020 di Cingilia, espressione pura del vitigno, in grado di armonizzare struttura e bevibilità e il Pecorino Tenuta I Fauri, splendido nelle note agrumate e nella vivacità gustativa. Riscoperto e vinificato in purezza da pochi anni il vitigno Montonico, originario di Bisenti (TE), si esprime in vini interessanti. Su tutti l’Abruzzo Montonico Superiore Santapupa La Quercia 2020.

50 sfumature di rosa

Decisamente alto il livello medio dei vini rosati, tante le sfumature, dal rosa tenue che fa il verso ai rosati provenzali, al rosa cerasuolo fino a versioni più vicine al rosso ciliegia. Vinificazioni diverse certamente, ma anche Cantine con obiettivi diversi, alcune più inclini ad assecondare un mercato internazionale che privilegia le sfumature chiare e brillanti. Il Cerasuolo d’Abruzzo “tradizionale” è, tuttavia, quello dalle tinte più cariche e dalla personalità marcata. C’è spazio per tutti ma forse bisognerebbe distinguere tra Cerasuolo d’Abruzzo e vino rosato, in modo da evitare “crisi di identità”, soprattutto dei bevitori! Tanti ci sono piaciuti, forse anche per una nostra inclinazione verso questa tipologia. Il Cerasuolo è un vino versatile, dissetante come un bianco, ma con una vocazione gastronomica superiore. A livello olfattivo è caratterizzato dai sentori fruttati, arricchiti da note minerali, accenni di scorza d’arancia e liquirizia nelle espressioni migliori, in alcune versioni presenta un piacevole sentore “rustico” difficile da descrivere ma immediatamente rilevabile quando presente.

Una delle espressioni più semplici, immediate, ma piacevole e aderente alla tipologia è Hedos di Cantina Tollo. Disegnano traiettorie precise Vinosophia di Chiusa Grande, il Cerasuolo di Contesa e Le Vigne di Faraone, quest’ultimo più complesso al naso con note di ciliegie mature, melograno, ricordi vegetali e un sorso pieno e fragrante con finale preciso. Sulla stessa linea il Cerasuolo Cingilia. Tipicamente rustico è Giusi di Terraviva che gioca la sua partita tutta nel cavo orale dove si muove snello, diretto e vivace con un sottofondo sapido e fresco. Estremamente espressivo, a tratti disorientante, il Cerasuolo Fosso Cancelli Ciavolich spazia dai frutti di bosco alla macchia mediterranea con un sorso generoso, lungo e richiami di umami. Di grande struttura, dal colore rosso ciliegia, il Rosa-ae Torre Dei Beati si concede lentamente, non convince del tutto nel finale. Il Cerasuolo Anfora Cirelli 2019 si distingue per il profilo ossidativo che aggiunge complessità con note di arancia sanguinella, erbe officinali, spezie dolci e accenni di cola, il sorso è asciutto, succoso e equilibrato. Il Piè Delle Vigne 2018 Cataldi Madonna è disarmante, eccellenza assoluta. Ottenuto da vinificazione in bianco (85% circa) e in rosso (15% circa) di Montepulciano, applicando l’antica tecnica abruzzese della svacata che consiste nel macerare per 4-5 giorni una parte dell’uva e aggiungere il mosto così prodotto al macerato in fermentazione, con alcuni mesi di affinamento sulle fecce fini e periodici batonnage. Elegante e complesso al naso, con sentori di piccoli frutti rossi croccanti, ciliegia selvatica, succo di melograno, mirto, timo e accenni speziati. In bocca è avvolgente, nerboruto, sapido con una lieve scossa tannica e finale lungo e preciso. Vino estremamente piacevole da bere subito, ma predisposto ad evolvere nel tempo.

Rosso Montepulciano

Il Montepulciano d’Abruzzo, vino di grande spessore gustativo, caldo, morbido e vellutato dall’impatto tannico più o meno importante a seconda della vinificazione e dell’affinamento, impone un approccio “moderato” nel senso che è difficile assaggiarne in sequenza oltre un certo numero. Pertanto anche i nostri assaggi sono stati limitati.

In generale l’approccio è tradizionale, con l’utilizzo di contenitori in legno per l’affinamento e risultati abbastanza equilibrati. Le conferme sono arrivate sostanzialmente dalle cantine già citate, con note di merito per il Mazzamurello 2018 Torre Dei Beati e Tonì 2017 Cataldi Madonna. Sono stati, tuttavia, le vinificazioni in contenitori diversi dal legno a regalarci vini dalla beva molto godibile ma non banale: l’Anfora 2019 Cirelli, l’Ottobre Rosso 2020 Tenuta I Fauri (vasche in cemento) il Montepulciano 2019 Cingilia (solo acciaio) e In Pietra 2017 Chiusa Grande (fermentazione in vasche di pietra di varia capacità e forma geometrica e successivamente acciaio). Ci ha colpito positivamente anche il MAB 2019 Abbazia di Propezzano. Su i due Montepulciano Emidio Pepe in degustazione, 2010 e 2015, è alquanto difficile delineare un giudizio, abbiamo degustato bottiglie diverse con risultati completamente differenti, segno di artigianalità completa ma anche sfida al bevitore che può trovarsi nel calice estasi o profonda delusione.

Degustare i vini richiede sensibilità, tecnica, umiltà e tempo; tempo per guardare il vino, annusarlo, coglierne i sentori dominanti e quelli silenti, gustarlo a piccoli sorsi e poi tornare indietro, attenderlo, avvicinarsi di nuovo. Ogni bottiglia racconta una storia unica, almeno così è per i “grandi” vini. Per questo gli assaggi sono un’opportunità per avvicinarsi a questo liquido prezioso ma non possono essere mai esaustivi, sono stimoli per tornare a incontrarlo, a viverlo nella dimensione privata o conviviale, a sperimentarlo nella sua vocazione gastronomica. Ecco, per questo, il nostro racconto è sempre aperto, ipertesto di profumi, sapori, aromi, ricordi.

Informazioni su La Fillossera - Innesti di vino e cultura ()
Graziana Troisi e Giovanni Carullo sono gli autori degli articoli de La Fillossera.

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