Alice nel Paese della Manzanilla

“Alice moriva di noia”, ecco, alla base del viaggio nel Paese delle Meraviglie c’è la noia. La noia è uno stato di demotivazione che nasce dall’assenza di attività, dall’ozio o dal sentirsi occupati in attività ripetitive e monotone, percepite come antitetiche alle proprie inclinazioni o alle proprie capacità. Le conseguenze di tale stato possono essere molteplici: da un lato una sensazione di fastidio e vacuità, dall’altro la ricerca di una fuga o evasione (il divertimento come distrazione e fuga da sé stesso ben descritto da Pascal) o, infine, un senso di fissità e impotenza che può sfociare nell’apatia e nell’immobilismo.

La noia è in stretta relazione con il tempo o, meglio è un modo di concepire il tempo presente, un tempo che può dare la sensazione di dilatarsi o deformarsi.

L’evasione di Alice avviene attraverso il salto nella dimensione onirica. Alice è in giardino con la sorella. Quando vede passare un coniglio bianco, incuriosita dal fatto che questo indossi un panciotto e un orologio nel taschino, lo segue fin dentro la sua tana.

Qui avviene il primo cambiamento: il tempo rallenta e scompare l’interrogazione sull’avvenire.

La caduta in quello che a lei appare come un pozzo senza fine è lentissima, tanto che la piccola ha modo di guardarsi intorno e di chiacchierare tra sé e sé. Lungo le pareti del pozzo ci sono oggetti quotidiani come credenze, mappe, quadri e barattoli di marmellata; il distacco dal mondo reale e dotato di senso è graduale e non sarà mai totale, in quanto l’ossessione per il tempo manifestata dal coniglio bianco e il suo rigido schematismo continueranno a rappresentare l’eco del mondo convenzionale. La stessa Alice ha difficoltà ad integrarsi e ad accettare completamente questa nuova dimensione, come dimostra il suo continuo crescere e rimpicciolirsi per adattarsi alle diverse situazioni e la sua celata aggressività verso molti dei personaggi che incontra durante il viaggio.

Alvaro Petritoli, Incontri e smarrimenti sentieri notturni nel paese delle meraviglie (tecnica mista su carta)

Eccomi Alice nel Paese della Manzanilla. Per cominciare la “caduta” basta un calice. Il pozzo profondissimo, nel quale mi lascio andare lentamente, è fatto di profumi. Fiori gialli e vibranti di polline, spalancati nel caldo meriggio, frutti maturi, conservati sotto spirito o asciugati al sole e al vento; ma questi sono ancora pezzi di vita nota, di breve memoria quotidiana. La discesa è lunga, si compie tra ampie volute e spirali enigmatiche. Ecco le onde del mare, vanno, ritornano, abbandonano a riva conchiglie, scheletri, fantasmi di sirene e tritoni. Il vento caldo porta l’odore dei mercati arabi, i datteri e l’uva passa venduti per poco, i gusci di noci lasciati a terra. Ancora più giù, sono quasi sul fondo, un profumo scuro di legni antichi e di vita dimenticata e forte. Questo è l’odore che si fa già aroma. È il profumo della memoria, l’odore segreto del tempo. Il tempo della vita, non il tempo dell’orologio che ossessiona il Coniglio Bianco. Non è tardi, non serve correre, non c’è da aspettare. Mi fermo, non c’è una strada da percorrere, una meta cui tendere, non devo farmi più piccola o più grande, non devo cercare la chiave giusta, sono io la chiave. Il Paese delle Meraviglie è tutto dentro un calice di Manzanilla.

Alice in un’illustrazione di John Tenniel

“…Questa volta ci trovò una bottiglietta con attaccato al collo un cartellino dove c’era scritto BEVIMI in caratteri di stampa grandi e belli. Si fa presto a dire “Bevimi”, ma la nostra saggia piccola Alice non avrebbe fatto una cosa simile alla leggera. – No, prima devo vedere – obiettò, – se c’è scritto “veleno” oppure no -, perché aveva letto tante storie di bambini che finivano bruciati, o mangiati dalla bestie feroci, o in altri modi poco piacevoli, e tutto perché avevano dimenticato le buone e sane regole che gli amici avevano insegnato loro […]. Comunque, sue questa bottiglia, non c’era scritto “veleno”, e Alice si azzardò a berne un sorso; il sapore era molto buono (era un misto di torta di ciliegie, crema, ananas, tacchino arrosto, caramella mou e crostino spalmato col burro) e ben presto se l’ebbe bevuta tutta.” L. Carroll


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Graziana Troisi e Giovanni Carullo sono gli autori degli articoli de La Fillossera.

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