Il brindisi tra storia, poesia e modernità

Brindisi deriva dallo spagnolo brindis con il significato di “lo porto a te” il saluto o il bicchiere e quindi “bevo alla tua salute”; è un gesto augurale verso qualcuno o qualcosa. Può indicare l’atto di alzare un calice e spesso anche le parole o il discorso, eventualmente in versi, che si pronunciano in accompagnamento al gesto.

Olio su tela brindisi P.S. Krøyer
Hip, hip, hurra! Kunstnerfest på Skagen – P.S. Krøyer

Nulla, una schiuma, vergine verso
solo a indicare la coppa;
[…]

Noi navighiamo, o miei diversi
amici […]
una bella ebbrezza mi spinge
né temo il suo beccheggiare
in piedi a far questo brindisi
solitudine, stella, scogliera
a tutto quello che valse
il bianco affanno della nostra vela.

S. Mallarmé

Ogni brindisi è un omaggio alla vita e, forse, più propriamente alla volontà di salvarsi. Salvarsi da un pericolo, dalla malattia, dalla carestia. Salvezza fisica o mentale. Nello stesso tempo il brindisi richiama l’ignoto, l’incertezza insista nell’esistenza, l’idea che ci si possa non salvare. Ma nel brindare c’è una componente ulteriore, ovvero la coscienza dell’oscurità. Si alza il calice augurando la salute e con la consapevolezza di quanto essa sia un bene labile.

Eccoti un doppio brindisi!

Ecco un sospiro per chi mi ama,

Ecco un sorriso per chi mi odia,

E quale che sia il cielo su di me,

Ecco un cuore per ogni destino. 

George Gordon Byron

Un cuore per ogni destino” scrive Lord Byron. In un solo verso ci racconta che non c’è un destino o, se vogliamo giocare con le parole, una univoca destinazione, ma tante possibilità quante sa cercarne e reggerne l’animo. E ogni brindisi è sempre doppio. Il poeta uruguaiano Mario Benedetti descrive Hyde e Jekyll che brindano con un vino rosso e un vino bianco per poi uscire abbracciati “come due bravi nemici” e infilarsi con uno starnuto nell’Uomo.

Tutta l’incertezza nella quale ci destreggiamo quotidianamente è descritta nella breve “Canzone al vino” di Yeats.

Il vino raggiunge la bocca

E l’amore raggiunge gli occhi,

Questa è la sola verità che ci è dato conoscere

Prima di invecchiare e morire.

Sollevo il bicchiere alle labbra,

Ti guardo e sospiro.

William Butler Yeats

Il brindisi traduce quello che vedono gli occhi, parole o soltanto un sospiro per condividere il bisogno d’amore.

C’è un altro tipo di brindisi che celebra l’accettazione della fine, la dissoluzione, non necessariamente il disinteresse o l’apatia ma la forza di andare oltre, la resilienza. Come nella composizione “Ultimo brindisi” della poetessa russa Anna Andreevna Achmatova:

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
a un Dio che non ci ha salvato.

A. Achmatova

I poeti sanno sciogliere i nodi dell’esistenza e dar vita a tessiture di parole, creano tappeti volanti sui quali ognuno di noi può volare sulla vita per osservarla fluire come il vino nel calice.

Ma ci sono anche formule semplici che ognuno di noi usa quando vuole brindare: “alla salute” “prosit”, “cin cin” o l’inglese cheers. Prosit è una parola latina, congiuntivo presente del verso prodesse e significa “che ti sia di giovamento”; cin cin, invece, sembrerebbe derivare dal cinese qǐng qǐng che significa “prego, prego”, entrato nell’uso comune probabilmente per assonanza onomatopeica con il tintinnio prodotto dai calici che si toccano.

E il verbo portare? Perché l’etimologia della parola brindisi fa riferimento proprio al “portare a te”? L’origine della parola ci ricorda che il brindisi è qualcosa di antico, di ancestrale, legato a rituali sacri, all’offerta agli dei, alle libagioni. L’oggetto di queste libagioni era quasi sempre un liquido e molto spesso proprio il vino, portato e versato su un altare o una stele. Un’offerta propiziatoria per garantirsi la benevolenza degli dei, l’abbondanza delle messi o per chiedere protezione prima di una battaglia. A volte le offerte avevano anche la funzione di richiamare le anime dei morti e interrogarle sul passato o sul futuro.

Momenti importanti della vita sono accompagnati da un brindisi: una nascita, l’acquisto di una casa o l’inaugurazione di una nuova attività e come non pensare al Wedding party toasting? Il brindisi di auguri solitamente tenuto dal testimone di nozze o dal padre della sposa.

Piechowski Wedding toast

Che si tratti di un ricevimento di nozze o di un altro evento, la persona che tiene il discorso del brindisi deve avere una buona dialettica, essere brillante per non annoiare la platea e saper emozionare.

Nel mondo antico, in occasione dei banchetti, c’era solitamente una persona addetta al brindisi che si identificava spesso con il “sommelier“, pensiamo al simposiarca dei greci o all’arbiter bibendi dei romani, ma anche e, soprattutto, al tamada georgiano, chiamato non a caso toastmaster.

Concludiamo questa breve dissertazione sul brindisi con un’emozionante poesia “laica” di Erri De Luca che potrebbe essere una chiosa ideale per questo difficile 2020 e un augurio necessario per il nuovo anno ormai alle porte.

Brindisi di Capodanno

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Erri De Luca
Informazioni su La Fillossera - Innesti di vino e cultura ()
Graziana Troisi e Giovanni Carullo sono gli autori degli articoli de La Fillossera.

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