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#appuntamentoalbuio: le bollicine. Postumi.

Il buio è la sospensione del giudizio per permettere ai sensi di percepire le caratteristiche e la piacevolezza di ciascun vino senza condizionamenti. Non ci sono contenitori per vuotare i calici: i vini vanno bevuti. 

Questa la premessa della nostra prima serata di #appuntamentoalbuio dedicata ai vini spumante. Un appartamento, un gruppo di persone pure di cuore e di bocca e sette bollicine servite alla cieca (che poi sono diventate nove!) provenienti da territori diversi: Spagna, Francia, Italia e Germania.

In ordine di servizio:

1. Falanghina frizzante 2015, Rocco D’Alleva (Arielli, CH) (vino garagista)
2. Cococciola frizzante 2016, Podere Della Torre (Spoltore, PE)
3. Riesling brut 2009, Frank John (Neustadt, Germania)
4. Champagne brut premier, Louis Roederer (Reims, Francia)
5. Franciacorta Electo 2005, Majolini (Ome, BS)
6. Cava brut nature 2006, Recaredo (Sant Saturni d’Anoia, Spagna)
7. Extra brut riserva 2004, Sektkellerei STOCKER (Terlano, BZ)
8. For England Rosé pas dosé 2011, Contratto Winery (Canelli, AT)
9. Moscato Spumante, Lunaria (Orsogna, CH)

Iniziamo con un vino spumantizzato per diletto: una Falanghina del 2015 con presa di spuma aprile 2016 e ancora sui lieviti. Nonostante la mia sboccatura à la volée sul balcone rimane leggermente torbido (farebbe furori tra gli amanti del genere). Primo giro di impressioni per rompere il ghiaccio; vengono fuori sentori fermentativi: banana, pera, ma anche qualche erba aromatica. Segue la crosta di pane che riporta ad associazioni con alcune birre, complice anche la velatura. Emerge da più voci una leggera chiusura amara. Nel complesso un vino apprezzato e ritenuto ideale come aperitivo.

Restiamo sempre in Abruzzo con una Cococciola 2016 rifermentata in bottiglia. La sua limpidezza conquista tutti. Non emergono riconoscimenti significativi a livello olfattivo, il bouquet aromatico è molto delicato. Qualcuno ipotizza possa trattarsi di un prosecco. Si esprime meglio in bocca grazie a una vivace nota sapida e a un finale secco e pulito. Terzo posto nella classifica di gradimento: una sorpresa.

Il terzo vino è una delle incognite della serata sul quale ho alte aspettative: metodo classico di Riesling in purezza direttamente dal Palatinato. Fermentazione spontanea, affinamento in legno e sboccatura luglio 2013. Tutti col naso nel calice: la complessità di questo spumante dipinge le prime espressioni di perplessità sui volti dei nostri ospiti.  Ad alcuni ricorda una tisana o la camomilla. C’è chi coglie una nota affumicata e chi riconosce lo stesso zafferano di un vino bevuto per la prima molta due mesi fa ma non ricorda quale. Solo un paio di audaci sussurrano una percezione di idrocarburi, senza la giusta convinzione. Concordo con tutti e aggiungo: pesca gialla matura, rosmarino e leggera nota balsamica. In bocca tutta la carica aromatica del vitigno è perfettamente bilanciata dalla freschezza. Note di limone e camomilla, accompagnate da una lieve tostatura. Risulterà il secondo vino più gradito, confermando le mie aspettative.

Restiamo all’estero con il brut di casa Roederer da assemblaggio di 40% di pinot nero, 40% di chardonnay e 20% di pinot meunier, affinato 36 mesi sui lieviti. Non passano inosservate la finezza del perlage e la freschezza del sorso. Al naso non sembra essere complesso: in molti riconoscono indefiniti sentori fruttati, qualcuno crosta di pane. Eppure dopo l’assaggio, tutti concordano su alti livelli  di eleganza e complessità che gli varranno il titolo di vino più apprezzato della serata.

A seguire una tripletta di vini più maturi e importanti in termini di complessità.

Franciacorta Electo 2005 è un assemblaggio di chardonnay e pinot nero (circa un 20%) vinificati in piccole botti, 60 mesi sui lieviti. La nota ossidativa è importante e le prime impressioni sono tutte su questa linea: marsala, sherry, qualcuno dice liquore. Carico e persistente in bocca, conserva una discreta freschezza. Non tutti gli ospiti sembrano amare particolarmente la complessità evolutiva e la componente ossidativa. Il vino divide i degustatori.

Si fa un salto in Spagna nella zona del Penedes con Cava Brut Nature 2006 di Recaredo. Uvaggio di xarel-lo, macabeu e parellada, 47 mesi sui lieviti e sboccatura a mano. Alle prime impressioni sembra avere qualcosa in comune con il riesling di Frank John. Un filo immaginario di note di idrocarburi e zafferano prima e pneumatico poi, unisce incredibilmente Penedes e Palatinato. Annoto anche cedro candito, salvia e anice. In bocca riesce a coniugare freschezza, ampiezza e persistenza. Alla fine risulta il vino più controverso della serata. Uno dei preferiti da me e un paio di ospiti, non incontra invece il gusto della maggioranza. Tra le diverse ipotesi sulla provenienza, nessuno lo colloca in Spagna e questo gli vale il titolo di “vino meno identificato della serata”.

Torniamo in Italia, in Sudtirol per la precisione, con una rarità prodotta in poche centinaia di bottiglie: Riserva 2004 extra brut di Sebastian Stocker, nome leggendario dell’enologia altoatesina. Dopo cinquanta anni da enologo della Cantina Produttori di Terlano, decide di dedicarsi in proprio al vino, con un debole per gli spumanti. Sauvignon, pinot bianco e chardonnay in parti uguali, fermentazione spontanea e lungo affinamento sui lieviti. La maturità si fa più importante e tra le impressioni torna la nota ossidativa, accompagnata da sentori di radici di genziana e liquirizia. Il sorso è pieno, lungo e avvolgente. Le bollicine poco percettibili aumentano il carattere da vino fermo evoluto. In molti lo collocano in Spagna, alcuni in Francia, solo una persona ipotizza Italia. Vino incompreso?

Chiudiamo restando in Italia con quello che si rivelerà il vino più indovinato della serata: For England Rosè pas dosè 2011 di Contratto, storica cantina piemontese. Pinot nero in purezza proveniente dall’Oltrepò Pavese con 36 mesi di affinamento sui lieviti. Non passa inosservato il delicato color rosato che qualcuno associa all’oro rosa. Fatica ed ebbrezza iniziano a farsi sentire, attenzione e capacità di analisi ne risentono. Noce matura, mandorla e note agrumate vanno per la maggiore. All’assaggio risulta fragrante e di buona struttura. Il consenso è unanime così come la provenienza italiana; Franciacorta per la precisione, secondo alcuni.

Chiudiamo in dolcezza con un moscato spumante dolce fuoriprogramma, tutti pensano sia piemontese, invece si tratta di un prodotto abruzzese della Cantina Orsogna La Pirale, metodo Charmat.

Questo l’ordine di gradimento in base ai voti:

  1. Champagne Brut Premier, Louis Roederer
  2. Riesling Brut 2009, Frank John
  3. Cococciola frizzante 2016, Podere Della Torre 
  4. For England Rosé pas dosé 2011, Contratto Winery
  5. Falanghina frizzante 2015, Rocco D’Alleva
  6. Franciacorta brut Electo 2005, Majolini
  7. Cava brut nature 2006, Recaredo
  8. Extra brut riserva 2004, Sektkellerei STOCKER 

 

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