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Champagne: alcune semplici indicazioni per conservarlo, servirlo e berlo

Disse una volta Lilly Bollinger “Lo Champagne lo bevo quando sono contenta e quando sono triste. Talvolta lo bevo quando sono sola. Quando ho compagnia lo considero obbligatorio. Lo sorseggio quando non ho fame e lo bevo quando ne ho. Altrimenti non lo tocco, a meno che non abbia sete.” Se l’occasione giusta per aprire una bottiglia di Champagne c’è sempre  è bene conoscere qualche “regola” per gustarlo al meglio.

  • La temperatura di servizio corretta: lo champagne si serve fresco ma non ghiacciato. Una temperatura troppo bassa impedisce di apprezzare profumo e sapore nella loro interezza e di riconoscere le sfumature più fini ed eleganti. La corretta temperatura di servizio è intorno agli 8°. Occorre tener conto anche della tipologia di champagne, del momento in cui lo si degusta e della temperatura dell’ambiente esterno. Quando fa molto caldo, ad esempio, o ci si trova a condividere la bottiglia con più persone, lo champagne può scaldarsi rapidamente nel bicchiere. In tal caso meglio scegliere di servirlo a una temperatura più bassa in modo che possa raggiungere quella ideale nel calice.
  • Per raffreddare una bottiglia di champagne la si può immergere in un secchiello con acqua e ghiaccio. Se la bottiglia proviene da una cantina a temperatura 10°-12° sarà sufficiente una mezz’ora, altrimenti andrà tenuta nel secchiello per almeno due ore. In frigorifero, nello scomparto in basso, basteranno circa 4 ore. Meglio evitare il  di refrigerare la bottiglia in congelatore. Analogamente, per non nuocere all’effervescenza del vino, è sconsigliato raffreddare i bicchieri di servizio in frigorifero.
  • Come stappare la bottiglia. Prima di procedere con l’apertura la bottiglia andrebbe capovolta delicatamente in modo da uniformare la temperatura tra la parte inferiore e quella superiore. La bottiglia va afferrata con una mano alla base, tenendola leggermente inclinata. Dopo aver tolto la capsula e la gabbietta metallica, tenendo il pollice fermo sul tappo si comincia a ruotare la bottiglia fino a quando un soffio leggero non libera il tappo. Il botto, no, non si fa, mai e non solo perché non è elegante ma anche perché accelera la dispersione del bouquet aromatico.
  • Il bicchiere giusto. La coppa è ormai solo parte dell’immaginario simbolico dello Champagne, il bicchiere giusto è  una flûte con la caratteristica forma a tulipano. Va bene anche il calice da vino. I bicchieri andrebbero lavati solo con acqua calda, senza detersivo e lasciati asciugare all’aria, quindi ripassati con un panno di lino pulito.
  • Come versare lo Champagne? Lo Champagne va versato in due tempi, una parte inclinando leggermente la flûte e una parte dopo qualche secondo in modo da evitare il trabocco e favorire l’effervescenza naturale. Il bicchiere va riempito al massimo per i due terzi, non oltre.

La regola più importante di tutte però è una soltanto: prendersi qualche minuto per scegliere la bottiglia e scoprire il luogo da dove proviene e le sue principali caratteristiche. Ogni Champagne ha la sua storia e il suo stile.

Le semplici indicazioni fornite valgono anche per i Metodi Classici italiani. Ormai in Italia la produzione di spumante ha raggiunto livelli di eccellenza con risultati molto interessanti anche fuori delle zone classiche come la Franciacorta, il Trentino, l’Alta Langa e l’Oltrepo’ Pavese.

Informazioni su La Fillossera ()
(Graziana + Giovanni) * Innesti di vino e cultura= La Fillossera. Degustazioni, racconti, viaggi, eventi.

3 Commenti su Champagne: alcune semplici indicazioni per conservarlo, servirlo e berlo

  1. Stando così le cose, l’ho sempre bevuto male, a partire dai bicchieri che non erano raffreddati.. e questo nei locali . Mi chiedo se sia corretto da parte di un ristoratore piuttosto che un locale tipo da ballo, proporre e venderlo a prezzi anche esagerati e poi servirlo come una gazzosa fredda..forse perché fa più figo berlo che non saperlo bere..

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  2. Ci sono molti ristoratori che non hanno una conoscenza approfondita delle regole di servizio dello Champagne e del vino in genere. Purtroppo è un limite della nostra ristorazione, un settore difficile dove si investe poco sul personale e sulla sua formazione. C’è anche da dire, tuttavia, che esistono molte tipologie di Champagne e queste regole generali vanno sempre modellate su quello specifico che si serve. Inoltre ci sono situazioni in cui il contesto generale diventa più importante rispetto alla degustazione in se stessa. Ad esempio durante una festa in spiaggia ad agosto magari lo Champagne verrà servito molto freddo per evitare che si scaldi presto nel calice, oppure durante una festa si fa fare il “botto” al tappo. Personalmente ritengo che il ristoratore e il sommelier hanno anche un ruolo educativo, dovrebbero conoscere in maniera approfondita la materia e con la dovuta flessibilità cercare di “insegnare” al pubblico generalista il modo migliore per trarre il meglio da una esperienza di degustazione. 🙂

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