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Pezzi da 90 – Parte II (quella seria)

La seconda parte, quella seria, della degustazione Pezzi da ’90. Le note di degustazione sono di Giovanni Carullo e Antonio Fumarola. La prima parte la trovate qui.

Trebbiano d’Abruzzo 1998 Valentini

Si presenta di un bel giallo tendente all’oro, carico e vivace e, a dispetto del contenuto alcolico (12,5 % vol.) di straordinaria consistenza. Naso intenso ed evoluto, al tempo stesso rustico ed irresistibilmente elegante. Immediate le fragranze di caffè tostato e cioccolato bianco su fondo di frutta gialla matura. Segue un’imponente vortice di sentori di camomilla, ginestra selvatica, fiori di sambuco, zenzero candito, salvia essiccata, miele e pepe bianco. Respira e si trasforma continuamente fino ad evolvere su tenui ricordi balsamici di eucalipto e talco mentolato.
In bocca ha un ingresso sontuoso e materico immediatamente bilanciato da una acidità vibrante ed estremamente piacevole, declinata dapprima sull’agrume, quindi minerale e detergente. Sorso di grande intensità e coerenza al palato. Il finale è lungo con un piacevole ritorno di frutto, toni vegetali e pepe bianco.
Totale assenza di cedimenti ossidativi e perfetta integrità strutturale a 16 anni dalla vendemmia fanno presagire una ancora lunga strada evolutiva che, sicuramente, questo piccolo capolavoro non avrà problemi a precorrere. Straordinario, come al solito.

Cervaro della Sala 1999 Castello della Sala

Appare di un insolito quanto temibile ambrato, leggermente spento. Al naso si presenta statico, concentrato su intense ma stanche note mature di frutta essiccata: pesca, albicocca e dattero.
Sulla distanza riesce a sbilanciarsi su lievi note balsamiche e sentori di foglie di the.
L’assaggio che abbiamo voluto azzardare ha comunque dimostrato una struttura corposa ed avvolgente. Il sorso è ampio e caldo, bilanciato da una imponente freschezza mortificata, purtroppo, dai ritorni monotoni e surmaturi di dattero secco e uva passa. Decisamente non è questa l’essenza del gioiello bianco di casa Antinori. E pensare che si trattava della bottiglia su cui erano concentrate le minori preoccupazioni.

Montepulciano d’Abruzzo 1997 Valentini

Rosso rubino cupo ed impenetrabile con lievi sfumature granate. Al primo approccio olfattivo si presenta contratto ed enigmatico, chiuso in un tenue e misterioso alone di ruggine, terra bagnata e qualche accenno di riduzione. Con un po’ di attesa la timidezza arretra lasciando il vino libero di esprimersi in maniera davvero elegante.
Evolve lentamente nel calice. Arancia rossa, ciliegia e prugna, accompagnate da sottobosco ed un garbato foxy. Seguono delicati ritorni balsamici di canfora, resina di pino e incenso Si ripropone anche qui il caffè, accompagnato da piacevoli note speziate di chiodo di garofano e pepe nero. In bocca è pieno ed appagante con un ampio e succoso frutto rosso speziato. Di grande tessitura gustativa, vanta un tannino morbido e fitto e una freschezza che spinge ad una beva irresistibile. Il sorso si distende intensamente con pulizia e lunga persistenza. Per chi sa aspettare ed ascoltare. In un solo aggettivo: essenziale.

Barolo Cerequio 1990 Poderi Marengo e Marenda

Rosso granato elegante e netto.
Naso sottile che si svela lentamente con raffinati sentori di sottobosco, tartufo e fiori appassiti. Volteggia poi con delicatezza su intriganti note di funghi secchi, talco e liquirizia, chiodo di garofano e noce moscata.
In bocca entra con discrezione per poi svelare una trama tannica di magistrale finezza e vitalità. Il sorso è fresco e pulito, ampio e profondo nel ritorno di fiori secchi, con il caratteristico ricordo balsamico di Cerequio. Vino emblema di profondità, equilibrio e persistenza gustativa.
La 1990 rappresenta l’ultima annata etichettata da Poderi Marengo e Marenda. Proprio in quegli anni, infatti, il “Golia” Gaja acquistò tutte le loro proprietà, decretando la scomparsa della cantina “Davide” di La Morra.

Informazioni su La Fillossera ()
(Graziana + Giovanni) * Innesti di vino e cultura= La Fillossera. Degustazioni, racconti, viaggi, eventi.

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