La guida del vino di Salvador Dalì
Sono tante, troppe, le guide sul vino. Ma ce n’è una che esce fuori da ogni schema: quella scritta, o meglio, dipinta da Salvador Dalì.
Negli ultimi anni della sua vita Dalì pubblicò due “guide”, una dedicata al cibo, dove raccolse molte delle ricette che lui e la moglie Gala preparavano in occasione delle cene per gli amici, e una sul vino.

Vins de Gala uscì per la prima volta nel 1978 e le poche copie furono subito acquistate dai collezionisti. Di recente la casa editrice Taschen ha ripubblicato l’opera.
Tra le pagine di Dalí. The Wines of Gala si alternano testi di Max Gérard, storico membro dell’entourage di Dalì e del viticoltore del Beaujolais Louis Orizet e circa 140 illustrazioni del pittore.

La classificazione dei vini è fatta sulla base di quelle che Dalì definì “le sensazioni che creano nelle nostre profondità, fino alle infinite portate della nostra anima”.
La prima sezione è dedicata ai Dieci Vini del Divino, dove vengono descritte le principali regioni vitivinicole del mondo; mentre la seconda sviluppa l’ordinamento rivoluzionario del vino di Dalí per esperienza emotiva. Abbiamo così, ad esempio, i “Vini della frivolezza”, i “Vini della sensualità”, i “Vini della generosità”, i “Vini dell’impossibile”.

C’è tutto il Surrealismo visionario di Dalì e sono presenti richiami a delle opere fonte per tutta la vita di ispirazione e finanche ossessione per l’artista. Prime fra tutte l’Angelus di Jean-Francois Millet, realizzato nel 1858-1859 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi.

Millet dipinge due contadini che interrompono il loro lavoro al rintocco dell’Angelus Domini. Sono ritratti immobili e concentrati nella preghiera. Per Dalì quest’opera, che egli vide per la prima volta da ragazzino, divenne oggetto di studio per tutta la vita, ritenendola carica di significati nascosti e “l’opera pittorica più inquietante, più enigmatica, più densa, più ricca di pensieri inconsci che sia mai esistita»
Tra le illustrazioni è inclusa anche una dei dipinti più enigmatici e mistici dello stesso Dalì: L’Ultima Cena del 1955.

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