Le origini del Brunello di Montalcino

Nel 1840 il farmacista Clemente Santi acquista la Tenuta il Greppo a Montalcino. Comincia a coltivare un clone di Sangiovese grosso, poi denominato Brunello, per il suo colore più scuro.

Clemente Santi intuisce le peculiarità del suolo di Montalcino e scommette sulla longevità del suo vino.

Nel 1869, alla Fiera della Agricoltura di Montepulciano, Clemente presenta il suo ‘vino rosso scelto’ vendemmia 1865.

È una rivoluzione: Sangiovese in purezza con 4 anni di invecchiamento in botte. Il successo è generale.

Nel 1885 Clemente passa il testimone al nipote Ferruccio Biondi Santi.

Ferruccio segue le orme del nonno. Sceglie personalmente le botti di rovere, riduce le rese introducendo la tecnica della vendemmia verde.

Ferruccio unisce i cognomi del padre, Jacopo Biondi, e della madre, Caterina Santi.

Il 1888 è l’anno di nascita del Brunello di Montalcino Biondi Santi.

Alla morte di Ferruccio, nel 1917, subentra il figlio Tancredi, che mantiene la guida dell’azienda fino al 1970.

Tancredi apre la cooperativa del Brunello, condividendo le conoscenze con gli altri produttori. Inventa la tecnica della ricolmatura delle vecchie annate. Quando si rende conto che il livello del vino nelle bottiglie sta scendendo, le stappa e le ricolma con vino dello stessa annata.

Il figlio di Tancredi, Franco Biondi Santi segue le orme di famiglia tra conservazione e innovazione. Lavora sui cloni di sangiovese, introduce il controllo della temperatura in fermentazione.

Nel 1994 tiene una storica degustazione verticale di 15 annate di Brunello Riserva, dalla 1888 alla 1988.

Oggi Biondi Santi non è più una azienda famigliare.

Dal 2017, l’azienda è stata acquisita dal francese Christopher Descours, tramite il gruppo Epi.

Tenuta Greppo conta 32 ettari vitati, tutti a Brunello e produce circa 90.000 bottiglie annue, la metà di Brunello di Montalcino.

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La Fillossera è Graziana Troisi. Sono l'autrice del blog e degli articoli.

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